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Il
breve messaggio di Benedetto XVI può essere letto come la testimonianza
affettuosa e saggia di colui che ha sperimentato la fatica e la gioia di
elevare la propria vita, passo dopo passo, nella fedeltà a Cristo. Ora
lui conosce a fondo le difficoltà del cammino. Però se tornasse indietro
rifarebbe senza esitare la stessa strada: perché sa bene, col cuore, con
la mente e con l’anima, che solo se seguiamo Cristo come veri amici
lungo la via della croce, la nostra vita raggiunge la sua gioia e la sua
pienezza.
Ecco allora il senso
del messaggio: in un certo modo ora, dall’alto della sua personale
esperienza del cuore di Cristo e della sua comprensione dell’animo
umano, il papa vorrebbe prendere per mano i giovani e fare loro strada.
Sa che come successore di Pietro deve confermare i suoi fratelli nella
fede: e allora desidera indicare loro le tappe della crescita con
Cristo, perché non si fermino ai gradini più bassi, ma perseverino, si
elevino, giungano fino alle vette più alte della vita cristiana.
Cerchiamo di scorgere
nella testimonianza del Santo Padre quali sono le tappe della crescita
cristiana.
I punti di partenza del
cammino di fede possono essere molteplici. Anche il desiderio di uscire
dalla banalità e
“l’anelito
per ciò che è realmente grande” possono favorire la ricerca di Dio,
perché – riconosceva S. Agostino – il nostro cuore è fatto per Lui e
rimane inquieto finche non lo trova.
Però l’apertura verso
Dio non significa ancora averlo incontrato e amato. L’esperienza
cristiana non è un confronto vago col divino, ma è “relazione personale
con Gesù Cristo”. “Quando entriamo in rapporto personale con Lui, Cristo
ci rivela la nostra identità, e, nella sua amicizia, la vita cresce e si
realizza in pienezza”. Ecco
che il cammino di elevazione fa un balzo in avanti e si aprono le
prospettive della carità, in cui addentrarsi.
L’amicizia con Cristo
potrebbe però fermarsi al livello di un sentimento forte e sincero, ma
passeggero, evanescente. Anche la GMG può offrire un impulso autentico
ad uno slancio dei giovani verso Cristo. Però lo slancio deve condurre
poi ad una decisione stabile, duratura. E questa si basa non solo sul
sentimento sincero, ma sulla ricerca e l’accoglienza della volontà del
Signore: “Sì, il Signore mi vuole,
pertanto mi darà anche la forza. Nell’ascoltarLo, nell’andare insieme
con Lui divento veramente me stesso. Non conta la realizzazione dei miei
propri desideri, ma la Sua volontà. Così la vita diventa autentica”.
Radicarsi e fondarsi in Cristo significa legarsi
alla sua Parola, edificare su di essa la propria vita, come sulla
roccia. L’amico di Cristo è colui che si fida pienamente della sua
Parola, ne fa il punto di riferimento sicuro tra le innumerevoli
proposte e suggestioni della vita, l’arma con cui “affrontare con
coraggio e speranza le difficoltà, i problemi, anche le delusioni e le
sconfitte”.
Progredisce
nell’amicizia di Cristo chi segue il suo Vangelo abbracciando con Lui
anche la croce, “segno dell’amore di
Dio”, “fonte di vita nuova”.
La via della croce non può essere
percorsa nella solitudine, ma solo nella compagnia di Cristo. L’amico sa
accogliere e vedere Cristo nell’Eucaristia e nella Penitenza. Sa
riconoscerlo e servirlo “anche nei poveri, nei malati, nei fratelli che
sono in difficoltà e hanno bisogno di aiuto”. Sa cercarlo nella lettura
del Vangelo e nella fede della Chiesa. Sa porre in Lui la propria
fiducia tramite la preghiera, certo che il Signore non tradirà mai.
E’ tuttavia un’illusione coltivare
un’amicizia intima con Cristo senza la Chiesa. La Chiesa è il suo Corpo.
E ogni membro ha un bene e un aiuto prezioso da portare per
l’edificazione di tutto il Corpo. “La nostra fede personale in Cristo,
nata dal dialogo con Lui, è legata alla fede della Chiesa: non siamo
credenti isolati, ma, mediante il Battesimo, siamo membri di questa
grande famiglia, ed è la fede professata dalla Chiesa che dona sicurezza
alla nostra fede personale”
La crescita nell’amicizia spinge alla testimonianza
di Cristo, “una testimonianza vivente della forza della fede che si
esprime nella carità”. Anche la GMG è un forte invito alla missione, dei
giovani verso gli altri giovani e verso il mondo intero: “Cristo non è
un bene solo per noi stessi, è il bene più prezioso che abbiamo da
condividere con gli altri”.
L’elevazione nella fede e nell’amicizia di Cristo
non potrà mai fermarsi. Essa guarda alla grande carità, alla santità, al
dono perfetto di sé. Maria Santissima, Madre della Redenzione, ne è il
modello sublime. Se guardiamo a Lei non possiamo mai accontentarci del
nostro grado di amore per Cristo. Il suo è sempre oltre, infinitamente.
Però è un amore che attrae, incoraggia, sprona. Uniti a Lei, gli amici
di Cristo non si fermano mai. Gli orizzonti della missione e della
santità sono sempre più avanti. Continuare il cammino è la gioia vera.
Sac. Francesco Brancaccio
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