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Tutti i commenti sono di Mons. Costantino Di Bruno
                                   consultazione Num. 17519
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VANGELO DEL GIORNO E PRIMA LETTURA
Neanche uno di questi piccoli si perda
Is 40,1-11; Sal 95,1-3.10-13
11 DICEMBRE (Mt 18,12-14.)      
Anno2018

Ogni discepolo di Gesù ogni giorno, giunta la sera, dovrebbe mettere la sua coscienza dinanzi al suo Dio, e fare la stessa professione di verità e di giustizia fatta dall’Apostolo Paolo, dinanzi ai Vescovi dell’Asia, da lui convocati a Mileto, per il commiato.
«Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù. Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio.
Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi. E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati. Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”» (At 20, 18-35).
Anche Gesù, prima di avviarsi verso la cattura, la condanna, la crocifissione, mette la sua coscienza dinanzi al Padre e si dichiara innocente della perdizione di Giuda.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità (Gv 17,12-19).
Ai nostri giorni, non solo non si vive più la missione evangelizzatrice per rinuncia alla purissima fede e verità in Cristo Signore, unico e solo Redentore e Salvatore del mondo, con le nostre false teorie sul peccato, sulla morale, sulla giustizia, sulla conversione, su ogni mistero della nostra fede, ma stiamo anche assistendo ad un esodo massiccio dalla Chiesa. Siamo responsabili di quanti si perdono per nostra colpa. Ogni nostro falso pensiero su Cristo e sulla Chiesa ci rende colpevoli in eterno.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda.
Ogni discepolo di Gesù, secondo il mistero assunto, in ordine al Sacramento ricevuto, è obbligato a svolgere la sua missione con somma cura, affinché non solo nessuno si allontani dalla Chiesa per trasformazione della verità, ma anche per la sua missione santamente vissuta entrino nell’ovile del Signore tutte le pecore del Padre.
Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che i cristiani vivano con verità la loro missione.

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LITURGIA DEL GIORNO
PRIMA LETTURA
ECCO, IL SIGNORE DIO VIENE CON POTENZA
Is 40,1-11; Sal 95; Mt 18,12-14
11 dicembre       Anno2018
Leggendo il profeta Isaia sembra di assistere ai giorni della creazione. Ogni parola che il Signore pronunzia è vero atto di creazione. Con una differenza. Nell’atto della creazione nulla esisteva. Il Signore chiamava ogni cosa all’esistenza dal nulla della non esistenza. Ora invece non vi è la non esistenza, ma le macerie di un regno, una città, un tempio, un popolo. In più vi sono le forze avverse dell’uomo e della sua ostinazione nel male. Veramente qui il Signore deve impegnare tutta la sua saggezza, intelligenza, misericordia, pietà, compassione, perdono, onnipotenza, santità. Con Isaia il Dio di Abramo va oltre ogni rivelazione di sé finora manifestata. Va anche oltre quanto fatto con Mosè durante l’esodo dalla schiavitù d’Egitto e la permanenza nel deserto. Con Mosè la creazione obbediva al suo Creatore. Qui devono obbedire anche gli uomini.
Altra verità da mettere in luce e che segna la differenza con quanto operato prima è il delinearsi la figura del Messia. Dio non creerà per via immediata, ma per via mediata. Farà la nuova creazione per mezzo del suo Messia, che agirà con la potenza dello Spirito Santo senza alcun limite di sapienza, fortezza, conoscenza, consiglio, intelletto, timore del Signore. Tutto lo Spirito del Signore agirà in Lui e non vi sarà alcuna differenza tra l’opera di Dio e quella del suo Messia. Una modalità va subito posta in piena evidenza. Il Messia verrà nelle vesti del Servo del Signore. Lui prenderà su di sé tutte le colpe degli uomini e farà per esse espiazione, nel suo corpo, offrendolo in sacrificio e in olocausto per la redenzione dei suoi fratelli. La nuova creazione è come “un parto che si compie nel grande dolore”. D’altronde il Signore lo aveva detto alla donna: “Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli” (Gen 3.16). È questa ormai la Legge divina per chi vuole generare figli a Dio. Dovendo il Messia generare ogni uomo a vero figlio di Dio, Lui dovrà prendere su di sé tutto il dolore del mondo. Legge perenne che vale oggi anche per il suo corpo.
«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Una voce dice: «Grida», e io rispondo: «Che cosa dovrò gridare?». Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua grazia è come un fiore del campo. Secca l’erba, il fiore appassisce quando soffia su di essi il vento del Signore. Veramente il popolo è come l’erba. Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura per sempre. Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».
Chi è che sconta la colpa dell’umanità è solo il Messia di Dio. Nel suo corpo, come suo vero corpo, ogni uomo che partecipa alla redenzione di Gesù Signore deve anche partecipare all’espiazione dei peccati del mondo. Il corpo è uno, la redenzione è una, la croce è una, la legge è una: “Nel dolore partorirai figli a Dio”. Dolore e Messia sono una cosa sola. Dolore e corpo di Cristo sono una cosa sola. È la legge della vita. Dolore e strada per la vita eterna sono una cosa sola. Dolore e vita nello stesso corpo sono una cosa sola. Ma anche dolore e famiglia sono una cosa sola. Il dolore è necessario per chiunque voglia partorire il bene. La forza che fa assumere liberamene il dolore è la grande carità, la misericordia, la compassione. Per dare vera vita, per generare veri figli a Dio, il prezzo del dolore è sempre basso. Chi vuole generare un figlio alla vita eterna sappia che dovrà pagare questo prezzo: prendere su di sé le colpe del mondo.
Madre di Gesù, Angeli, Santi, aiutateci a vedere il dolore come parto di figli a Dio.