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Tutti i commenti sono di Mons. Costantino Di Bruno
                                   consultazione Num. 20451
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VANGELO DEL GIORNO E PRIMA LETTURA
Dipendono tutta la Legge e i Profeti
Rt 1,1.3-6.14b-16.22; Sal 145
23 AGOSTO (Mt 22,34-40)      
Anno2019

La risposta che Gesù dona al Dottore della Legge è tratta dal Capitolo VI del Deuteronomio e riguarda l’amore per il Signore e dal Capitolo XIX del Levitico per quanto attiene all’amore verso il prossimo. Chi interroga il Maestro conosce cosa contengono in queste due norme sia il Deuteronomio che il Levitico. La verità non detta, ma necessaria, è questa: l’amore per il Signore chiesto nel Deuteronomio è purissima obbedienza alla Legge del Sinai. Essa è tutta ricordata nel Capitolo V. Possiamo così tradurre il primo Comandamento: “Amerai La Legge del tuo Dio, del Signore, che è uno solo, che è il tuo Signore, con tutta la tua anima, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente”. Senza obbedienza alla Legge del Sinai non c’è vero amore. Ora questa Legge contiene solo tre Comandamenti che riguardano direttamente il Signore. Gli altri sette sono dedicati all’amore verso il prossimo. Se i comandamenti vengono trasgrediti non c’è amore, non c’è obbedienza. Non c’è osservanza del primo Comandamento della carità. Amare è obbedire alla Legge. San Paolo racchiude tutti i Comandamenti nella Legge dell’amore.
Non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai, e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: Amerai il tuo prossimo come te stesso. La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità. E questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne (Rm 13,8-14).
Anche il secondo Comandamento della carità – amerai il prossimo tuo come te stesso – non è lasciato all’amore che ogni singolo nutre verso di sé. Esso è rigorosamente stabilito in ogni dettaglio del Signore. Non è l’uomo che stabilisce come amare, chi amare, dove amare. Tutto scaturisce dal cuore del Padre. Anche quanto Gesù dice nella sua regola d’oro, “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti” (Mt 7,12), va rettamente interpretato, correttamente vissuto. Se un cuore è puro, santo, perfetto dinanzi a Dio, vuole una cosa. Se invece è impuro, malvagio, disonesto, vuole altre cose. Anche questo comandamento va inserito tutto nella Parola del Signore. Ogni uomo deve volere la conoscenza della verità e della carità, deve volere che ogni altro conosca la verità e faccia esperienza della vera carità. Se uno non vuole Dio, scompaiono all’istante sia la Legge che i Profeti. Gesù parla dal Vangelo. Quando un cristiano ama veramente? Quando vuole per gli altri la stessa sua obbedienza verso il Vangelo. Vuole che gli altri vivano il Vangelo come lui lo sta vivendo. Vuole la salvezza eterna, dona salvezza eterna. Se togliamo la rivelazione, la regola d’oro di Gesù perde la sua verità.
Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
La verità che ci deve guidare nella comprensione della risposta di Gesù è una sola: per il cristiano, “amore” significa “obbedire”. Più grande è l’obbedienza e più grande è l’amore. Gesù si fece obbediente fino alla morte di croce. Il suo è amore crocifisso. Se priviamo l’amore dell’obbedienza alla volontà di Dio, il nostro non è più amore, ma sentimento effimero del nostro cuore. Oggi è divenuto quasi impossibile affermare questa verità. Amore è ciò che ogni singolo vuole. Non è più ciò che il Signore vuole.
Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che i cristiani passino dal sentimento all’obbedienza.

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LITURGIA DEL GIORNO
PRIMA LETTURA
E il tuo Dio sarà il mio Dio
Rt 1,1.3-6.14b-16.22; Sal 145; Mt 22,34-40
23 agosto       Anno2019
Possiamo affermare che il Libro di Rut è la narrazione di una vita che nella pace del cuore accoglie la storia così come essa e nell’amore risolve ogni difficoltà. Sullo sfondo vi è però la Provvidenza divine che tutto guida e orienta verso il bene più grande, che non è di una sola persona, ma di tutti coloro che sono misericordiosi e pietosi verso i loro fratelli. Noemi è donna che emigra con il marito nel paese di Moab, spinta dalla carestia. Per nutrire la sua famiglia non ha paura di spostarsi là dove si può trovare del cibo. In terra straniera i suoi due figli si sposano con donne del luogo. Prima la carestia. Ora la morte che si prende il marito e i due suoi figli. Rimane lei con due nuore. Apprende che in terra d’Israele era ritornata l’abbondanza e decide di farvi ritorno. Le due nuore la seguono. Ma questa donna non pensa al suo futuro. Il suo cuore è tutto rivolto verso il bene più grande delle nuore. Le invita a tornare indietro. Trovare un marito. Sposarsi. Farsi una famiglia. Lei in nulla può essere loro di aiuto. È questo il vero amore: non pensare al proprio bene, ma al bene degli altri.
Una delle nuore, Orpa, ascolta il desiderio della suocera e torna nella sua terra. Rut invece le dice di non insistere. Lei ha deciso. Non la lascerà mai. Anzi vivrà con lei anche una perfetta comunione nella fede: “La tua terra sarà la mia terra, la tua casa sarà la mia casa, il tuo popolo sarà il mio popolo, il tuo Dio sarà il mio Dio”. Per amore Rut consacra tutta se stessa per il più grande bene della suocera. Sono due donne sole. Come potranno vivere senza alcun mezzo di sussistenza? Rut ogni giorno si reca a spigolare nel campo di un parente di Noemi. Qui trova la benevolenza del padrone del campo che si chiama Obed. Con i consigli saggi della suocera, Rut alla fine sposa Obed. Dallo sposalizio nasce Iesse che è il padre di Davide. Rut è una delle donne straniere che entra nella genealogia di Gesù. Il sangue di Gesù Signore non è solo di Abramo. Per il ramo femminile è sangue dell’umanità. Una straniera, una figlia del popolo di Moab, per la delicatezza, la dolcezza, l’irremovibilità, la costanza, la tenacia del suo amore umile e disinteressato, viene scelta da Dio come antenata del Figlio suo.
Al tempo dei giudici, ci fu nel paese una carestia e un uomo con la moglie e i suoi due figli emigrò da Betlemme di Giuda nei campi di Moab. Poi Elimèlec, marito di Noemi, morì ed essa rimase con i suoi due figli. Questi sposarono donne moabite: una si chiamava Orpa e l’altra Rut. Abitarono in quel luogo per dieci anni. Poi morirono anche Maclon e Chilion, e la donna rimase senza i suoi due figli e senza il marito. intraprese il cammino di ritorno dai campi di Moab con le sue nuore, perché nei campi di Moab aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli pane. Orpa si accomiatò con un bacio da sua suocera, Rut invece non si staccò da lei. Noemi le disse: «Ecco, tua cognata è tornata dalla sua gente e dal suo dio; torna indietro anche tu, come tua cognata». Ma Rut replicò: «Non insistere con me che ti abbandoni e torni indietro senza di te, perché dove andrai tu, andrò anch’io, e dove ti fermerai, mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio. Così dunque tornò Noemi con Rut, la moabita, sua nuora, venuta dai campi di Moab. Esse arrivarono a Betlemme quando si cominciava a mietere l’orzo.
Dal Libro di Rut alcuni insegnamenti vanno messi in luce. La storia è dura, sofferta, carica di imprevisti, non governabile dall’uomo secondo la sua volontà. Nei personaggi che la vivono non si trova una sola parola di lamento né contro Dio né contro gli uomini. La storia si vive accogliendola tutta e colmandola di totale affidamento al Signore. Mentre si affida ogni cosa, ognuno nella sua libertà propone, cerca, sceglie l’amore più puro per se e per gli altri. Anche Obed è un uomo dall’amore generoso, semplice, puro, ma anche determinato a dare la più efficace soluzione di bene a Noemi e a Rut. È per lui che tutto si risolve. Il suo intervento è saggio, puntuale, corretto. L’amore di Rut è di una umiltà unica. Piega le sue spalle per un lavoro, quello della spigolatrice, che non sempre dà frutti eccellenti. Mai lei dubita della Provvidenza del Signore, che sempre pone sulla via persone giuste e oneste, che aiutano senza nulla chiedere in cambio. Sopra tutti regna l’Onnipotente che governa e dirige i cuori.
Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che anche la nostra storia sia vissuta nell’amore vero.