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Tutti i commenti sono di Mons. Costantino Di Bruno
                                   consultazione Num. 21282
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VANGELO DEL GIORNO E PRIMA LETTURA
Io vi dico che farà loro giustizia prontamente
Es 17,8-13; Sal 120; 2 Tm 3,14-4,2
20 OTTOBRE – XXIX DOMENICA T.O. (Lc 18,1-8)      
Anno2019

Nella Scrittura Santa alcune preghiere vengono esaudite dopo lungo tempo. Abramo per il figlio attese circa venticinque anni. Tempo assai lungo per un uomo che aveva sulle spalle già circa settantacinque anni e per di più sua moglie era anche sterile. Ma Dio volle attestargli che tutto nella sua vita è dalla sua divina ed eterna onnipotenza.
«Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede». Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle»; e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia (Gen 15,1-6).
Anna invece si reca al tempio, eleva al Signore una preghiera, promette a Lui che il figlio gli sarebbe stato consacrato. Torna a casa, concepisce, dona alla luce Samuele.
Anna si alzò, dopo aver mangiato e bevuto a Silo; in quel momento il sacerdote Eli stava seduto sul suo seggio davanti a uno stipite del tempio del Signore. Ella aveva l’animo amareggiato e si mise a pregare il Signore, piangendo dirottamente. Poi fece questo voto: «Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo» (1Sam 1,9-11).
Anche Zaccaria ed Elisabetta avevano chiesto un figlio al Signore. Anche la loro preghiera viene esaudita. Quando? Quando tutti e due erano in età avanzata e anche Elisabetta era sterile. Anche in loro Dio vuole manifestare la sua grandezza. Lui è il Signore sempre, sopra ogni cosa, nella sua creazione. Tutto è dal suo volere.
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto» (Lc 1,5-17).
San Paolo rivela la regola dell’esaudimento. Ciò che serve per il regno di Dio viene concesso, sempre però secondo la divina sapienza eterna. Quanto invece non serve al regno di Dio, viene esaudito con la pace nel cuore. Si chiede al Signore perché il cuore pensa necessaria una cosa per la nostra vita. Dio la rende non necessaria. È la pace.
Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Madre di Dio, Angeli, Santi, dateci una fede sempre vera nella nostra preghiera.

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LITURGIA DEL GIORNO
PRIMA LETTURA
Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva
Es 17,8-13; Sal 120; 2 Tm 3,14-4,2; Lc 18,1-8
20 OTTOBRE – XXIX DOMENICA T.O.
      Anno2019
Il bastone era il segno della divina onnipotenza posta nelle mani di Mosè. Con esso Mosè aveva compiuto i prodigi in terra d’Egitto, aveva aperto e chiuso il Mar Rosso. Il Signore ha messo la sua divina onnipotenza, i suoi divini poteri in mano a Mosè. Vuole però che il suo fedele servo si ricordi sempre che è la sua fede nel Signore che opera i prodigi e non il bastone. Il bastone serve come strumento visibile della sua fede invisibile. Perché la sua fede invisibile operi nella visibilità è necessario che venga trasformata in preghiera, in richiesta senza alcuna interruzione al Signore. Infatti, quando Mosè si stanca e non alza il bastone, non chiedendo più la grazia al Signore, Giosuè sul campo di battaglia soffre. Mentre, quando Mosè riprende la preghiera, Giosuè trionfa. Mosè tiene il bastone alzato per tutto il giorno e Amalek viene sconfitto. Fede nella Parola, obbedienza alla Parola, preghiera ininterrotta sono la verità di ogni servo del Signore. Se una di queste cose manca, si è nella falsità. Non si produce alcun frutto di vita né per sé né per gli altri. Al tempo di Isaia le mani venivano alzate verso il Signore. Le preghiere erano anche lunghe ed estenuanti. Mancava però e la fede nella Parola e l’obbedienza ad essa. Il Signore detesta questa preghiera.
«Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero? – dice il Signore. Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di pingui vitelli. Il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi a me, chi richiede a voi questo: che veniate a calpestare i miei atri? Smettete di presentare offerte inutili; l’incenso per me è un abominio, i noviluni, i sabati e le assemblee sacre: non posso sopportare delitto e solennità. Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste; per me sono un peso, sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova». «Su, venite e discutiamo – dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato» (Cfr. Is 1,1-31).
Parola, Fede, Obbedienza, Preghiera devono essere una cosa sola. Senza Parola non c’è Fede. Senza Fede non c’è Obbedienza. Senza Obbedienza non c’è Preghiera. Senza Preghiera la grazia del Signore non si riversa né nei nostri cuori e neanche sui nostri fratelli, per la loro conversione, salvezza, redenzione. Amalek, che è simbolo del nemico dell’uomo, che è il diavolo, mai potrà essere sconfitto e noi saremo nella sua schiavitù e prigionia per sempre. Purtroppo moltissima preghiera non giunge al cuore di Dio perché manca in colui che prega l’unità di Parola, Fede, Obbedienza. Senza questo triplice, solido fondamento nessuna preghiera potrà essere ascoltata.
Amalèk venne a combattere contro Israele a Refidìm. Mosè disse a Giosuè: «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalèk. Domani io starò ritto sulla cima del colle, con in mano il bastone di Dio». Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalèk, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle. Quando Mosè alzava le mani, Israele prevaleva; ma quando le lasciava cadere, prevaleva Amalèk. Poiché Mosè sentiva pesare le mani, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi si sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalèk e il suo popolo, passandoli poi a fil di spada.
Chi desidera sconfiggere il suo nemico infernale e trionfare su ogni sua tentazione deve rimanere saldo, ben saldo nella Parola, nella Fede, nell’Obbedienza. Se non è saldo nella Parola, nella Fede, nell’Obbedienza è già sotto il potere di Satana. Rimarrà sempre nella Parola, nella Fede, nell’Obbedienza, se lo chiederà al Signore con preghiera ininterrotta. Il cuore rimarrà in Dio se è sempre rivolto verso Dio.
Madre di Dio, Angeli, Santi, aiutateci ad osservare le leggi della vera Preghiera