Il cuore di Paolo, l’immensità del
suo amore per Cristo, è tutto rivelato, manifestato in questa Lettera.
Paolo è il prigioniero di Cristo, prigioniero del suo amore, ma anche
prigioniero a causa del suo amore.
Il suo cuore è prigioniero
dell’amore di Cristo, è tutto di Cristo, vive ogni suo respiro per
Cristo.
Il suo corpo è prigioniero a causa
dell’amore di Cristo, che in lui è divenuto annunzio, evangelizzazione,
predicazione del mistero di Cristo Gesù, invito ad ogni uomo a lasciare
le vanità e le falsità della sua vita per lasciarsi anche lui rinnovare
e santificare dall’amore di Cristo Gesù e dalla sua verità.
Paolo e il suo amore per Cristo
Gesù sono una cosa sola. Per amare Cristo vive, in questo amore si
consuma, si annienta; per questo amore si rinnega, fino a sopportare
ogni cosa. Dall’amore di Cristo egli è stato fatto, nell’amore di Cristo
egli ogni giorno si fa.
L’amore che lo fa, lo fa
consumandolo, perché da questa consumazione nasca in Paolo un amore che,
andando altre il tempo e la storia, diviene amore eterno, immersione
totale del suo essere nell’essere di Cristo, in cui i veli della carne
non esistono più, perché anche il corpo alla fine parteciperà della
spiritualità, diverrà spirito, come spirito è attualmente il corpo del
Signore.
Questo amore totalizzante la sua
vita per Cristo è la chiave di lettura di ogni evento della sua
esistenza terrena. Questo amore deve divenire la chiave di lettura di
ogni vita, di quella dei cristiani, perché si annullino anche loro
nell’amore di Cristo e da esso si lascino abbracciare e consumare; di
quella dei non cristiani, ai quali si annunzia il Vangelo dell’amore,
perché anche loro si lascino conquistare dall’amore di Cristo e
diventino in Lui, con Lui, per Lui un solo amore, un solo sacrificio,
una sola oblazione santa e pura per il nostro Dio e Signore.
È questa la forza travolgente
dell’amore di Cristo: la sua capacità di trasformare ogni situazione in
cui l’uomo vive, perché la conduce tutta nell’amore crocifisso di Gesù
Signore. D’altronde Cristo stesso non è stato colui che ha trasformato
il suo strumento di supplizio, cioè la croce, nel più grande “strumento”
o sacramento del suo amore di redenzione, di giustificazione, di
perdono, di effusione dello Spirito Santo?
Ora se Cristo ha trasformato la
croce in un segno di salvezza, se la salvezza del mondo è scaturita
dalla croce, perché Lui è stato capace di renderla sacramento di
redenzione per il mondo intero, può esserci una “croce” sulla terra che
non possa essere trasformato in strumento di amore, di redenzione, di
perdono, di preghiera, di santità, di consumazione, anche di sacrificio
vicario per la conversione e la giustificazione del mondo intero?
Ci può essere una sola condizione
umana che non possa divenire strumento o “sacramento” in Cristo per un
amore universale, cosmico, che abbraccia insieme il cielo e la terrà?
La forza travolgente del
cristianesimo è proprio questa: trasformare ogni croce in una via di
amore, di salvezza, di redenzione, di giustificazione, di donazione e di
offerta di se stessi a Dio perché il mondo sia redento, giustificato,
salvato, santificato, portato nel Paradiso.
È il fallimento del cristianesimo
quando non si trasforma la croce in redenzione, in salvezza. Non ha
ragion d’esistere quel cristianesimo che non lavora per trasformare ogni
croce in sacramento di verità e di amore per tutto il genere umano.
La sapienza di Paolo, la sua
saggezza, l’intelligenza che lui attinge sempre viva nello Spirito Santo
ha questa “abilità” santa: risolvere ogni problema partendo proprio dal
mistero della croce e cosa è il mistero della croce se non la perdita
della propria vita per amore?
Ma se uno è chiamato in Cristo a
perdere la propria vita per amore, ci sono cose sulla terra superiori
alla propria vita che possano essere conservate, non esposte cioè alla
loro perdita, o alla loro rinunzia per amore. Ci può essere un bene
terreno che il cristiano può conservare gelosamente per sé dal momento
che la sua vocazione è proprio quella di perdere interamente la vita per
amore? La perdita della vita di necessità comporta la perdita di ogni
altro bene materiale e anche spirituale. Tutto deve essere donato
all’amore, per amore.
La forza travolgente del
cristianesimo non è solo trasformare ogni croce in “sacramento” di amore
e di redenzione, ma anche quella di lasciarsi interamente annullare
dall’amore, perché ogni croce di peccato, di ingiustizia sia abolita
dalla nostra terra.
In parole assai povere la Lettera
a Filemone offre questo insegnamento, indica questa via. Essa la può
indicare perché Paolo vive interamente sia la croce come strumento di un
amore più grande e universale, ma anche è il prigioniero dell’amore di
Cristo, perché l’amore di Cristo diventi la via della vera vita per ogni
uomo, per tutti indistintamente.
La Vergine Maria, Madre della
Redenzione, ci introduca in questo amore, il solo che sa fare di ogni
croce uno strumento di salvezza e dello stesso amore uno strumento
perché le croci di peccato siano abolite dalla nostra terra.
|